Introduzione
Questa affermazione, nata in un’epoca in cui la televisione stava cambiando il modo di comunicare, è oggi straordinariamente attuale nel contesto del dating online. Le app di incontri non sono strumenti neutri: plasmano la nostra esperienza affettiva, modellano il linguaggio delle relazioni e ridefiniscono ciò che intendiamo per intimità.
Il modo in cui ci incontriamo, rapido, visivo, algoritmico, diventa esso stesso un messaggio: ci induce a considerare le relazioni come sostituibili, reversibili, temporanee.
Qui nasce la riflessione etica: quanto il mezzo digitale condiziona la nostra idea di amore, impegno e rispetto per l’altro?
Il paradosso della scelta: la sovrabbondanza
Una delle cornici teoriche più solide per comprendere la delusione nell’ambito del dating online è quella della «sovrabbondanza di scelta» (choice overload). Nel mondo offline, cioè in un contesto sociale tradizionale, il numero di potenziali partner è limitato: gruppo di amici, colleghi di lavoro, compagni di scuola o di università etc. Con le app e i siti di dating, si accede a un numero molto maggiore, potenzialmente illimitato di conoscenze, il che, paradossalmente, introduce nuovi problemi.
Il fenomeno è stato ampiamente studiato in psicologia: quando le opzioni diventano troppe, non solo la decisione diventa più difficile, ma la soddisfazione post-decisione tende a diminuire (Schwartz, 2004). Nel caso delle potenziali relazioni sentimentali, questa dinamica si traduce così: più profili scorri, più ti sembra che da qualche parte possa esserci qualcuno di ancora più adatto a te; così finisci per non soffermarti su nessuno e continui a cercare senza mai scegliere.
Peculiarità del contesto del dating online
Uno studio significativo è quello di A Rejection Mind-Set: Choice Overload in Online Dating (Pronk & Denissen, 2019) in cui gli autori mostrano che l’accesso a un numero elevato di potenziali partner in ambiente online conduce progressivamente a un atteggiamento di rifiuto: gli utenti diventano più esigenti, rifiutano più facilmente un profilo, e ciò porta a una diminuzione della probabilità di esser «accettati» (match) nel tempo. (researchgate.net)
Un’altra meta-sintesi di studi qualitativi sull’online dating (Diesen et al., 2025) mette in luce come le motivazioni degli utenti siano spesso orientate verso la massimizzazione della scelta e della novità, più che verso la costruzione di una relazione stabile. (pmc.ncbi.nlm.nih.gov) La maggior parte delle persone usa le app di incontri non tanto per costruire una relazione seria e duratura, ma per provare l’emozione della novità e avere più possibilità di scelta. In altre parole, sono attratte più dal “gioco” di conoscere persone nuove che dalla voglia di impegnarsi in una relazione stabile.
Quando un utente entra in una piattaforma con l’idea che «tanto ce ne sono altri che posso provare», si riduce la volontà di investire nella singola interazione, di superare ostacoli, di affrontare le naturali frizioni iniziali presenti in qualsiasi rapporto in costruzione. Da qui può derivare il ricorso all’evitamento e alla “scorciatoia” di nuovi match anziché l’investimento nella maturazione di un rapporto. In altre parole: la disponibilità illimitata conduce spesso a un minore impegno nell’esplorazione delle “imprecisioni” del partner (qualche discussione, qualche difetto) e alla tendenza a passare rapidamente oltre.
Oltre alla quantità della scelta, occorre considerare la logica intrinseca delle piattaforme di dating: queste funzionano anche (e in parte) grazie all’attrazione verso la novità, al continuo stimolo di profili nuovi, all’interfaccia «scorrevole» (swipe, match, cambia profilo). Tale meccanismo ha conseguenze concrete sulle aspettative degli utenti e sul modo di rapportarsi.
Novità come gratificazione immediata
Le app di dating incorporano caratteristiche che ricordano altri sistemi di gratificazione (feedback rapido, scelta visiva, “infinite scrolling”). Ogni nuovo profilo funziona come un piccolo “premio” che alimenta la curiosità e innesca il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa, spingendo l’utente a restare nell’app più a lungo. Però, questa stimolazione continua può favorire un mindset da consumatore: “e se più avanti c’è qualcuno migliore?”. Il partner potenziale viene trattato quindi come un prodotto da selezionare.
Ad esempio, lo studio Cold Intimacies: The Paradox of Digital Dating in China (Yao, 2024) con riferimento alla piattaforma cinese Tantan evidenzia come le logiche delle app digitali possano promuovere «intimità fredde», standardizzate e orientate alla novità piuttosto che a un impegno duraturo. (researchgate.net)
Un articolo teorico, Price of Anarchy in Algorithmic Matching of Romantic Partners (Abeliuk et al., 2019) mostra come vi sia un potenziale conflitto di interesse tra gli utenti (che cercano la relazione ottimale) e le piattaforme (che tendono a massimizzare il coinvolgimento degli utenti). Gli algoritmi delle app di dating sono infatti progettati per mostrare tantissimi profili e creare più connessioni possibili (cioè più “match”), perché così si resta più tempo sull’app. Il problema è che questa logica, è utile all’azienda che vuole tenere gli utenti attivi, ma non è necessariamente la più efficace per far nascere relazioni stabili.
Anzi, più profili e più possibilità spesso portano a scelte impulsive, superficiali o facilmente reversibili.
Quindi, anche se l’app sembra “efficiente” perché genera molti contatti, in realtà l’efficienza sociale (cioè la capacità complessiva di far incontrare persone compatibili e costruire legami duraturi) risulta più bassa.
In altre parole: l’algoritmo massimizza l’attività, non la qualità delle relazioni.
Se ci pensiamo in effetti, per la piattaforma, è meglio che l’utente resti attivo, esplori, cambi spesso, piuttosto che trovi velocemente un partner stabile e abbandoni l’app.
Perché la quantità indebolisce l’investimento
Quando l’esperienza dell’incontro assume la forma di “uno dei tanti”, la soglia per fermarsi (non cercare “di meglio”), per gestire una frizione o una fase di stagnazione, diventa più alta. Invece di pensare «Proviamo a lavorarci su», l’utente può pensare «Se non mi entusiasma subito, passo al prossimo». Questo riduce la “resilienza della relazione nascente”: la capacità di sopportare piccoli conflitti, di tollerare imperfezioni, di fas crescere il rapporto pian piano.
Inoltre, l’illusione di un “migliore profilo dietro l’angolo” alimenta l’instabilità: ogni calo emotivo o piccolo dubbio è vissuto come segnale per cambiare partner piuttosto che per rallentare e approfondire.
La soglia per iniziare a impegnarsi realmente in una relazione quindi si innalza di parecchio. In molti casi, i primi segnali di “imperfezione” (disaccordo, nervosismo, differenti abitudini) vengono vissuti come “red flag” invece che come la normale tessitura di un rapporto in evoluzione. Ne consegue che nessun legame supera la fase di rodaggio.
Le relazioni stabili implicano inevitabilmente fasi di disaccordo, adattamento reciproco, compromessi. Tuttavia, l’era digitale sembra premiare la performance iniziale: il “colpo di fulmine”, la chimica immediata, la forte stimolazione. Se ciò manca, l’a consuetudine è quella di passare oltre.
Questa cultura dell’immediatezza si riflette anche nel linguaggio: fin dai primi scambi compaiono frasi iperboliche e premature, come «sei la donna della mia vita», «non ho mai provato niente di simile», «ti amo già».
Espressioni che, più che segnare un reale coinvolgimento, rispondono al bisogno di sentire l’intensità del rapporto fin da subito, di rendere l’esperienza “speciale” in tempi record.
Ma questa esasperazione emotiva precoce spesso anticipa una fase di raffreddamento altrettanto brusca: chi dichiara amore dopo pochi giorni o addirittura dopo poche ore, può sparire con la stessa rapidità. È l’altra faccia della cultura del “tutto e subito”, dove l’entusiasmo sostituisce la conoscenza e le promesse diventano più importanti della realtà.
Questo meccanismo si rivela molto problematico, perché la costruzione di una relazione richiede spesso un investimento iniziale, la volontà di superare momenti di incertezza, la tolleranza delle imperfezioni dell’altro.
Cambiare profilo, cercare un altro match, è relativamente semplice. Questo riduce la soglia di impegno iniziale. Da uno studio empirico emerge che la possibilità di “invertire” la scelta o “scartare” facilmente un possibile partner porta a minor soddisfazione nel tempo. (D’Angelo & Toma, 2016) (researchgate.net)
In pratica: se al primo attrito pensiamo “non funzionerà, passo oltre”, non concediamo alla relazione il tempo necessario per maturare, e aumentiamo le probabilità di una nostra insoddisfazione.
Ideale vs realtà
Un elemento frequente nelle analisi è l’aspettativa elevata: molti utenti entrano nelle piattaforme con la speranza di trovare il “match perfetto”, una persona che adempia molte funzioni: amico, amante, compagno di vita, sostegno economico, ecc. Ad esempio, un articolo della news center di University of Rochester segnala che il modello delle relazioni moderne ci porta a cercare nei partner tutto e subito, e che le app alimentano l’idea che “il partner perfetto” sia proprio là fuori. (rochester.edu)
Quando si è costantemente convinti di poter trovare qualcuno “migliore”, si tende a non accettare i normali attriti, e si alimenta un circolo di insoddisfazione.
Quanto scritto sopra non incide soltanto sul comportamento, ma produce anche effetti psicologici e relazionali misurabili: riduzione dell’impegno, aumento del rifiuto, peggioramento della soddisfazione.
Quindi più opzioni = maggiore selettività = maggiore probabilità di rifiuto = minore probabilità di relazione concreta.
Con molte opzioni a disposizione, è più facile paragonare continuamente il partner attuale con quelli potenzialmente disponibili. Questa dinamica genera una doppia pressione: da un lato “potrei trovare di meglio”; dall’altro “cosa mi trattiene qui?”. Ciò minaccia la costanza del rapporto attuale e ne alimenta di contonuo la messa in discussione. La scelta più limitata dei contesti offline tradizionali, favorisce invece maggiore perseveranza.
Quali condizioni promuovono maggiore rischio di delusione
Pur non essendo deterministica, la probabilità di delusione in queste piattaforme cresce in determinate condizioni.
Le analisi qualitative mostrano che gli utenti che entrano con la motivazione di “trovare qualcuno al più presto” o per “soddisfare la propria curiosità” tendono a utilizzare le piattaforme in modo più esplorativo, con minore intenzione di impegno.
In tali casi, la delusione può emergere perché la piattaforma favorisce l’esplorazione, non l’approfondimento.
Tendenza alla “swipe culture”
Gli utenti più attivi nelle app basate sullo swipe e sull’incontro veloce tendono a trattare le connessioni come «istantanee» e meno come processi in evoluzione: questo abbassa la probabilità di investire tempo, conoscenza, e far vedere all’altro le proprie vulnerabilità. Ciò comporta che quando occorre affrontare la normale complessità della relazione, l’utente non è preparato o motivato a farlo e finisce per “swippare” proprio come farebbe su instagram e tiktok.
Le piattaforme digitali propongono una moltitudine di profili attraenti, promesse di match perfetti e storie “a lieto fine”. Questo immaginario può alimentare aspettative molto elevate verso l’altro e verso la relazione stessa. Quando la realtà non corrisponde a tali fantasie, subentrano inevitabilmente delusione e frustrazione.
Uno studio dell’University of Rochester ha descritto ciò che, in lingua italiana, possiamo definire come “modello del partner totale”: la tendenza contemporanea a cercare in un’unica persona ciò che un tempo proveniva da più fonti, sostegno emotivo, sicurezza, crescita personale e autorealizzazione.
Un ideale nato dal desiderio di intimità profonda, ma che finisce spesso per mettere la relazione sotto pressione, rendendola fragile e insoddisfacente.
Quando queste aspettative non sono sostenute da tempo, energia e impegno reali, e si vive nella convinzione che online tutto sia sostituibile, si attivano strategie di evitamento e controllo che alimentano comportamenti tossici e disfunzionali.
Tra questi troviamo:
–Ghosting, la scomparsa improvvisa senza spiegazioni;
–Breadcrumbing, l’invio saltuario di segnali ambigui per mantenere l’altro in sospeso;
–Submarining, l’alternanza tra sparizioni e riapparizioni improvvise che generano confusione e dipendenza emotiva.
In pratica, quando la realtà non risponde all’ideale del partner totale, alcune persone reagiscono chiudendo bruscamente il legame, senza confronto né delicatezza. Così come la relazione nasce velocemente, altrettanto repentinamente finisce, lasciando dietro di sé confusione, disorientamento e amarezza.
Strategie per un uso più consapevole e favorevole al risultato
Dato il quadro esposto, quali possono essere delle strategie per evitare o contenere la delusione e aumentare la probabilità che l’uso della piattaforma porti realmente a una relazione soddisfacente?
Ridurre la selezione infinita
Essere consapevoli che troppe opzioni creano paradossalmente insoddisfazione: un passo utile può essere limitare il numero dei profili visionati in un certo lasso di tempo, dare priorità alla qualità, piuttosto che alla quantità.
Questo approccio aiuta a ridurre il mindset del “tanto posso cambiare” e favorisce la focalizzazione.
Dare tempo all’approfondimento e tollerare le frizioni
Prendere la decisione di investire fin da principio in un match, dare tempo alla conoscenza, essere disposti a gestire momenti di disaccordo o imprecisione iniziale: tutto ciò rafforza la stabilità del rapporto.
In pratica: non basare la scelta su un colpo di fulmine solo estetico o superficiale, ma valutare la «resilienza» dell’incontro.
Modificare le proprie aspettative
Essere realisticamente consapevoli che nessuno sarà “perfetto”, che ogni relazione si rafforza nella crescita reciproca. Ridurre la ricerca del “partner ideale al 100%” e concentrarsi su compatibilità realistica, valori condivisi, disponibilità all’impegno. Come suggerito dallo studio sulla ricerca di relazioni online: «make connecting in the relationship not the thing you do after everything else is done». (rochester.edu)
Uso consapevole delle piattaforme
Sapere che le app sono costruite su un modello che incentiva la novità, lo swipe, la valutazione visiva, significa usarle con consapevolezza: fare attenzione a non cadere nel circolo della “quantità” senza qualità. Potrebbe essere utile alternare momenti di utilizzo con momenti di pausa, riflessione, oppure combinare l’utilizzo digitale con vie offline di conoscenza.
Dare priorità alla conoscenza reale
Le piattaforme digitali possono essere un ottimo mezzo per incontrare nuove persone, ma è fondamentale che la parte “offline” — la conoscenza diretta, la conversazione approfondita, i momenti passati insieme — non venga trascurata. Le relazioni più solide emergono quando le persone hanno vissuto insieme esperienze, hanno gestito piccoli conflitti, hanno mostrato vulnerabilità reciproca.
Limiti, considerazioni critiche e prospettive future
È importante evidenziare che queste dinamiche non implicano che le piattaforme di dating siano intrinsecamente “cattive” o destinate al fallimento: ci sono molti casi in cui relazioni solide nascono online. Le ricerche indicano che le relazioni nate online possono avere la stessa qualità e stabilità di quelle nate offline.
Tuttavia, occorre considerare che le piattaforme introducono “nuovi rischi” o “nuove condizioni” che devono essere comprese e gestite.
In termini di prospettive future, le ricerche stanno esplorando come la tecnologia, algoritmi, intelligenza artificiale, interfacce, influenzino le relazioni.
Conclusioni
L’uso di piattaforme come Tinder, Meetic e simili con l’obiettivo di trovare una relazione stabile è oggi molto diffuso e offre opportunità senza precedenti. Ma queste stesse opportunità introducono condizioni che possono rendere più difficile raggiungere l’obiettivo, soprattutto quando l’utente desidera una relazione duratura e soddisfacente.
Le ragioni principali sono:
- l’eccesso di scelta (tougher decision-making, rifiuto più facile, minore soddisfazione)
- la logica della novità e l’incentivo a cambiare velocemente interlocutore
- la facilità con cui si esce da un incontro che non risulta subito entusiasmante
- le aspettative elevate e la cultura del “match perfetto”
- gli effetti psicologici che favoriscono un atteggiamento di rifiuto o comparazione continua
Tuttavia, tutto ciò non significa che non sia possibile usare queste piattaforme con successo: ciò che cambia è come le si usa, con quale mindset, con quale disposizione all’impegno, e con quali strategie. Ridurre la ricerca della perfezione, dare tempo al processo, limitare la selezione infinita, investire nell’incontro reale: sono tutte leve che possono aumentare la probabilità che la relazione che nasce online non si trasformi in una delusione, ma possa diventare un legame significativo.
Il mezzo digitale, con la sua velocità e la sua estetica, diventa un modello relazionale, che premia la performance e riduce la complessità dell’incontro.
Da qui deriva la sfida etica e psicologica: riportare autenticità, lentezza e responsabilità in un contesto che tende a trasformare la connessione in consumo.
Bibliografia
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- Yao, Y. (2024). Cold Intimacies: The Paradox of Digital Dating in China. Chinese Journal of Communication Studies, 18(2), 201–220. Link
Dott.ssa Angela Marchetti Psicologa Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR Palermo